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MILANO

Pizzul: «Riaccendiamo la Lombardia, siamo la locomotiva della Penisola»

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Il Consiglio regionale ha recentemente approvato il Bilancio di previsione per il 2020-2022. La seduta è stata un’occasione per fare un resoconto di quanto fatto fino a qui e di quanto ancora ci sarà da fare nei prossimi anni con Fabio Pizzul, 55 anni, di Carugate, sposato e padre di quattro figli, consigliere regionale confermato alla sua terza legislatura il 4 marzo 2018 con ben 6.200 preferenze, successo che lo hanno portato ad essere indicato come capogruppo del Pd in Regione Lombardia.

In questi giorni si è discusso il Bilancio. Quali sono state le richieste del Pd?

«Sul bilancio abbiamo espresso perplessità relativamente all’atteggiamento tenuto da Regione Lombardia perché quest’anno sono arrivate parecchie centinaia di milioni di euro in più da Roma, sia per la sanità che per gli investimenti, ma questi soldi non sono stati poi utilizzati per far ripartire gli investimenti sul territorio. Abbiamo l’impressione che questa maggioranza stia spegnendo la Lombardia, noi invece la vogliamo riaccendere, e lo stiamo facendo presentando proposte molto concrete: investimenti sui trasporti, a partire dalle ferrovie, manutenzione di strade e ponti che non sempre sono sicuri, attenzione all’ambiente, con particolare riferimento al dissesto idrogeologico. Senza dimenticare la sanità, settore nel quale abbiamo chiesto di inserire nel bilancio di previsione per il 2020 un PREST, Presidio Sociosanitario Territoriale, in ogni provincia della Lombardia».

Uno dei temi principali è quello della rigenerazione urbana. In Lombardia ci sono 914 siti da bonifica e circa 3.000 aree dismesse. Quale soluzione?

«La soluzione è provare a capire come le aree dismesse - che ora sono un problema - possono diventare motivo di sviluppo. Ad esempio la più ampia area dismessa in Lombardia è quella dell’ex Snia Viscosa di Varedo, che rappresenta un territorio centrale dal punto di vista dei trasporti e della geografia. Attualmente è terra di nessuno, anzi è abbandonata nelle mani del malaffare, ma potrebbe diventare un progetto molto significativo per rilanciare le funzioni di un intero territorio. Bisogna pensare a come far diventare queste aree dismesse un driver di sviluppo, come è successo con il progetto degli ex scali ferroviari di Milano, utilizzati per immaginare la città del futuro».

Recentemente sono stati stanziati 12 milioni di euro per sostenere l’innovazione nelle piccole e medie imprese, che sono ancora la spina dorsale del nostro tessuto produttivo. Quali sono i punti centrali?

«Anzitutto la capacità di guardare al futuro, e di lasciarsi interrogare da quello che sta accadendo, l'innovazione non è solo un modo diverso di produrre, ma deve diventare un nuovo modo di essere delle imprese, un’occasione per riconvertirsi e mettersi alla prova. Un altro aspetto fondamentale per le piccole e medie imprese è non avere paura di fare rete, perché solo insieme i piccoli possono fare il salto di qualità andando sui mercati internazionali. Poi bisogna provare a capire come questi 12milioni di euro stanziati da Regione Lombardia siano finalizzati a sostenere le filiere davvero promettenti e non semplicemente a sostenere imprese che non hanno più un vero mercato. Dobbiamo concentrare gli sforzi sulle aree di eccellenza come quello delle macchine utensili, l'agroalimentare e il biomedicale. Per tutte le imprese infine c'è il tema dei temi ovvero la richiesta di meno burocrazia e la necessità di una giustizia civile che possa avere dei tempi certi».

Regione Lombardia nel 2020 compie 50 anni. È un’istituzione ancora valida oppure merita un tagliando?

«La Regione è un’istituzione ancora valida, ma serve un tagliando perché questi primi 50 anni hanno dimostrato come il regionalismo, sotto alcuni aspetti, abbia fallito. Non è riuscito infatti ad essere un vero strumento di attenzione verso i singoli territori, ma anzi, si è trasformato spesso in un’occasione di spreco. Il sistema sanitario ad esempio, dal momento in cui è stato regionalizzato, ha causato enormi differenze tra i vari territori italiani e un enorme incremento di spesa. Un altro tema che meriterebbe un tagliando è la funzione della Regione, che in questi 50 anni si è sempre più spostata verso una gestione di carattere amministrativo rubando spazio a Province e Comuni. Un centralismo regionale che non è esattamente quello che chiedeva la costituzione, che andrebbe superato».

Il Pd ha più volte sottolineato il tema della legalità. Dopo lo scandalo Sanità, le inchieste che hanno portato all’arresto del sottosegretario Fabio Altitonante, le indagini che hanno coinvolto Gianluca Savoini, adesso c'è il caso dell’assessore Stefano Bruno Galli. Come giudica queste vicende?

«È sempre triste vedere che la magistratura si avvicina alle istituzioni per andare ad indagare su possibili malversazioni o violazioni della legge. Credo che non ci sia ancora tutta la necessaria trasparenza riguardo al modo in cui si gestiscono le partite importanti. È stato istituito da un anno e mezzo un Comitato anticorruzione, ma questo organismo non è ancora entrato in vigore pienamente. Credo sia necessario un maggior impegno di trasparenza e rigore da parte di Regione Lombardia e un maggior rispetto anche di istituzioni che negli ultimi anni mi sembra siano state più occupate che servite da chi ha avuto il compito di gestirle».

Il nuovo fenomeno politico è rappresentato dalle Sardine. Come giudica questo movimento, che denuncia la debolezza dei partiti?

«Credo sia un bel segnale di partecipazione, indipendentemente dai colori della politica. Spero mantenga la sua principale caratteristica, ovvero quella di non essere un movimento "contro" qualcuno, ma un movimento “per” con una tendenza a proporre un atteggiamento positivo nei confronti delle istituzioni e di chi fa politica. Ritengo che sia necessario evitare di metterle in scatola, ovvero che un partito piuttosto che un altro tenti di intestarsi un movimento che invece sarà positivo finché riuscirà ad essere popolare e di piazza».

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Autore:mvy

Pubblicato il: 30 Dicembre 2019

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